n. 4 anno I - 19 dicembre 2014

clima da stadio

occhi puntati sul calcio minore

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«Un popolo che si ritrae terrorizzato di fronte alla prospettiva di organizzare lo spettacolo delle Olimpiadi farebbe meglio a consegnare le chiavi del proprio Paese e andare a ritirarsi altrove. Se ci consideriamo incapaci di intraprendere qualsiasi progetto senza rubare, tanto vale chiudere». Così Massimo Gramellini – nel suo Buongiorno per “La Stampa” del 18 gennaio – commentava il disappunto generale che ha accolto la notizia della candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024. Aggiungendo: «La rabbia dei delusi ha partorito la prostrazione dei depressi e adesso stiamo assistendo a una resa senza condizioni».

Il definirci delusi, prostrati o gufi di fronte alle perplessità sposta però la discussione sull’analisi sociologica del carattere patrio. Mentre la domanda dovrebbe rimanere una: al di là del come si organizza un grande evento sportivo senza ruberie, è possibile farlo senza costi esorbitanti per la comunità, anche se legittimi? Abbiamo parlato di questo nell’ultimo numero della nostra «Fuori Area» in versione cartacea, di recente uscita, per concentrarci in queste pagine su quello che il calcio e lo sport offrono in termini di opportunità e di rischi per la legalità, tra malavita e scommesse.

La situazione è complessa. Più che augurarsi una tregua di Natale, la speranza sarebbe quella di scoprire, citando John Lennon, che la guerra sia finita – a maggior ragione al termine di quest’anno di commemorazioni della Prima guerra mondiale. O, da sportivi legati all’ambiente, come qualche amante delle bici fixed ha sottolineato con una bella maglietta, che almeno «Car is over, if you want it».

in questo numero