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n. 1-4 anno IV - 21 marzo 2018<\/div><\/div>\n \n
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\n In trasferta<\/span>\n <\/div>\n
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Sulla via degli abati<\/h1>\n di Francesco Mazzanti<\/a><\/span>\n <\/div>\n <\/div>\n \n
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Prosegue il viaggio tra le montagne dell\u2019Emilia-Romagna che ospitano le gare di trail running. Oggi siamo sulla via degli abati tra Bobbio e Pontremoli, dove si intrecciano i confini emiliano-romagnoli e quelli di Liguria, Lombardia e Toscana<\/h2><\/div>\n <\/div>\n \n
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«La strada che potremmo definire “via degli abati di Bobbio” presenta tratti di strade antiche lastricate, cappellette per la sosta e il riposo, “segni” del pellegrinaggio, torri e castelli. La via è percorribile ancora oggi a piedi, a cavallo o in mountain bike». È un tracciato più antico della via Francigena<\/strong> e prende il nome dai pellegrini del nord Europa, soprattutto quelli che provenivano dalle isole britanniche diretti verso i luoghi santi della cristianità. A descriverla nel dettaglio c’è un buon libro, Prima della Francigena<\/i>, a cura di Renato Stopani. Sigerico, il famoso arcivescovo di Canterbury,<\/strong> aveva attraversato la via Francigena trascrivendo le sue memorie, ma il tratto che da Pavia giunge a Pontremoli, in provincia di Massa Carrara, è più antico rispetto alla Francigena stessa, anche se certamente meno agevole. Percorrere la via degli abati è un viaggio che permette di oltrepassare l’Appennino emiliano, là dove confina con Lombardia e Liguria per poi raggiungere la Toscana, con l’obiettivo di mettere i piedi a Roma: meta, con Gerusalemme e Santiago de Compostela, di camminatori e religiosi di ogni tempo. La via infatti è costellata di presenze e testimonianze di questo passato<\/strong>: abbazie, chiese, monasteri. Edifici di culto che in passato servivano anche come ricoveri ospedalieri e come locande.<\/p>\n