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Le Azzurre schierate prima di Italia-Svizzera a Ferrara, il 29 maggio 2019 - Foto di Vittorio Martone

Protagonisti Vittorio Martone Venerdì 7 giugno 2019

Prospettive Mondiali

Mondiali di Francia: un crocevia fondamentale per il calcio femminile e la sua capacità di conservare il suo carattere popolare.

«Ferrara porterà fortuna». C’è un misto di speranza e di tipico orgoglio di provincia tra alcuni giornalisti durante le interviste con le giocatrici della Nazionale italiana di calcio femminile al termine di Italia-Svizzera. È il 29 maggio e allo stadio Paolo Mazza di Ferrara le Azzurre hanno giocato e vinto per 3-1 l’ultima amichevole prima di partire per il Mondiale di Francia 2019. Un ritorno nella città estense che in effetti ha dello scaramantico, visto che proprio qui, il 10 aprile 2018, l’Italia aveva battuto il Belgio per 2-1, mettendo una seria ipoteca su una qualificazione ai Mondiali attesa da vent’anni (risultato poi ufficialmente raggiunto l’8 giugno a Firenze con la vittoria per 3-0 contro il Portogallo).

Dopo un brillante percorso nelle qualificazioni, si riparte da qui, da un’Emilia-Romagna che per un chiaro investimento della Regione sui grandi eventi sportivi si trova tra maggio e giugno riempita di iniziative, fra il Giro d’Italia da poco concluso e gli Europei Under 21 che si svolgeranno dal 16 al 30 giugno. E si riparte con una Coppa del Mondo che sarà la prima di una nuova era del calcio femminile, alle prese (in Italia soprattutto, ma non solo) con un’attenzione mediatica e sociale mai avuta prima, oltre che con battaglie per un trattamento più equo fra atlete e atleti che stanno raccogliendo sempre maggiori adesioni a livello internazionale.

Sono diverse le sfide che si aprono in questo percorso. Da una parte uno sport che le stesse protagoniste definiscono “sano e pulito”, dal sapore passatista, con sfide e storie che ancora risuonano di un calcio «del tempo che fu» (dimensione lontana anni luce nel corrispettivo maschile); uno sport ancora popolare e che ancora gode di una dimensione di prossimità fra protagoniste e pubblico. Dall’altra invece la ricerca legittima seppur piena di problematicità del professionismo; la dimensione dei media e degli sponsor (vedere a tal proposito lo spot sul Mondiale femminile della Nike, che peraltro appare quasi come un’implicita ammissione di colpa per quanto fatto in termini di parità di genere nel caso di Alysia Montaño).

Date queste incognite, sul piano del gioco invece l’Italia arriva a questo appuntamento con una squadra compatta ed entusiasta, convinta dei propri mezzi ma senza fronzoli, forte di quella concretezza, tipicamente emiliana (rieccoci in regione) che è alla base del carattere di Milena Bertolini. L’allenatrice di Correggio ha preso una Nazionale spenta e delusa dopo l’eliminazione dagli ultimi Europei del 2017 per darle convinzione nei propri mezzi, esaltando le doti tecniche (e non sono poche) delle nostre giocatrici, puntando sull’organizzazione tattica e sull’imposizione del proprio gioco. Una strategia efficace, in cui le Azzurre si ritrovano bene, peccando ogni tanto di disattenzioni dovute all’inesperienza, alla scarsa abitudine a mantenere la tensione alta per tutto il tempo di una partita. Cose che hanno punito le Azzurre nella finale della Cyprus Cup (persa ai rigori contro la Corea del Nord) e che potranno penalizzarle adesso che il gioco si fa duro. Ma, ce lo ha insegnato John Belushi, questo è anche il momento in cui le dure cominciano a giocare.

 

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Vittorio Martone
Giornalista, produttore e documentarista, dal 2008 dirige l’Area stampa e comunicazione della Uisp Emilia-Romagna. Da freelance collabora con le riviste l’Ultimo Uomo, Undici e Le parole e le cose. È nato ad Avellino nel 1981, vive e lavora a Bologna.




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